Descrizione
Sabato 7 marzo alle 17, nella Nuova Galleria Civica di Montecchio Maggiore in via Bivio San Vitale, si terrà l’inaugurazione della mostra Tra materia primaria e immagine contemporanea del ceramista vicentino Enrico Stropparo, esposizione a cura di Giuliano Menato.
Allievo di Alberto Viani, Stropparo si diploma nel 1974 all’Accademia delle Belle Arti di Venezia. Nel periodo degli studi, lavorando nel laboratorio di Alessio Tasca e “respirando” la realtà ceramica di Nove, conosce la “filosofia” della ceramica e del fuoco che pietrifica la materia. Intraprende l’attività di insegnamento che lo vedrà docente a Venezia, Schio, Cittadella e Nove. Attivo nel panorama artistico ed espositivo dal 1972, da questo momento va consolidando i suoi interessi per i materiali argillosi più grezzi, le tenui colorazioni dei toni naturali delle terre, l’esplorazione dei limiti delle possibilità plastiche e cromatiche delle terre. In questo difficile esercizio tecnico modula sulle lastre geometrie e citazioni in chiave moderna dei caratteri storici dell’architettura veneziana, sensibile, per vocazione ambientale, al più tenue variare della luce. Le geometrie dei primi lavori si adeguano progressivamente, alla fine degli anni ’80, ai pezzi unici: Le porte, Le sfere, Gli altari affrontano la tematica della scultura in ceramica a tutto tondo, una rivisitazione in “terra” delle emozioni della vita. Questa sorta di preziosismo tecnico e carica allusiva gli viene riconosciuta con il primo premio al Concorso Internazionale della Ceramica d’Arte di Faenza del 1989. Segue un periodo di circa dieci anni di riflessione e sospensione creativa con la ceramica, durante il quale si dedica al restauro della sua casa, per restituire memoria, autenticità, narrazione di un legame profondo con l’ambiente e il passato. Negli anni 2000 riprende a lavorare le terre con nuova forza, partendo da una forma primaria, La ciotola, presentandosi nelle esposizioni con gruppi di opere sotto forma di installazioni tematiche, che fondono ambiente, architettura, storia, esplorando le relazioni di dialogo emozionale tra uomo e paesaggio. La pausa globale, causa pandemia Covid del 2020, lo porta a una riflessione profonda su come il nostro vivere nel mondo e le nostre scelte quotidiane abbiano un impatto sul pianeta e sul clima, scegliendo di vivere davanti all’ambiente collinare, lavorando in armonia e facendo sentire felici le sue terre.
«Artigianato o design è la domanda che continua a farsi chi non cessa di appassionarsi ad un genere produttivo-creativo come quello della ceramica», afferma il curatore dell’esposizione Giuliano Menato. «Per il gruppo di artisti dell’area novese-bassanese, cui Enrico Stropparo appartiene, la questione si pone perché la creatività, spesso di carattere scopertamente sperimentale, ha trasferito nel settore artigiano esperienze ritenute proprie dell’attività della cosiddetta arte pura, della pittura e della scultura soprattutto. L’artigianato fornisce nuove tecniche all’inventiva dell’artista, anzi i limiti tra i due campi di lavoro sono venuti sfumando se non annullando, e un arricchimento dei materiali e dei processi inventivi tra i due settori considerati distinti si è venuto manifestando ovunque. Giova dire che Stropparo è sempre stato aperto all’innovazione, non si è mai confinato nella ritualizzazione delle proprie pratiche tradizionali. Anzi. Ha cercato di distillare la sapienza antica del lavoro e di nutrirla continuamente di nuove acquisizioni sperimentali, di nuove aperture di confronto, di scambi problematici con altre discipline. E ciò senza tradire la propria identità, senza cristallizzarla in sterili conservatorismi. I valori che Stropparo ha assorbito e che usa per realizzare le sue creazioni sono quelli che ricava dai movimenti di avanguardia del Novecento – quelli lontani del Bauhaus e quelli vicini del Gruppo N – e che interpretarono l’ideologia utopica. Consistono nell’apprezzamento dei valori della forma: l’armonia, l’essenzialità, la purezza incorruttibile della geometria, l’apprezzamento della materia allo stato puro. Non inquina la funzione destinata agli oggetti per ottenere effetti di puro decorativismo, conferisce agli oggetti l’essenzialità strutturale degli elementi primari desunti dalla geometria, realizza le sue forme con il materiale più adatto ad esprimerle. Le sue creazioni nate da tali premesse possono essere considerate autentiche sculture che sollecitano il piacere tattile oltre a quello visivo, godibili per il passaggio armonico delle loro superfici, per la musicalità delle loro curve, per la tensione delle loro linee, la morbidezza del modellato. Le geometrie ripetute dei primi lavori di Stropparo vengono sostituite alla fine degli anni Ottanta da pezzi unici: Le porte, Le sfere, Gli altari. Negli anni Duemila si assiste all’aggregazione di opere sotto forma di installazioni tematiche: Superfluo, Proemium, Incontro, Vibrazioni apocalittiche, Derive, Geoidi, Rifiorir di terre, Fiori della vita».
L’esposizione sarà visitabile fino a domenica 12 aprile, con ingresso gratuito e senza necessità di prenotazione, nelle giornate di sabato e domenica, dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 16 alle 19. L’ultimo giorno della mostra, dalle 16 alle 18, Enrico Stropparo e Giuliano Menato saranno a disposizione dei visitatori per illustrare i principi della poetica e gli aspetti della ricerca dell’artista.
Per informazioni:
Ufficio Cultura – via Roma 5, Montecchio Maggiore
Tel. 0444 705768/737 – cultura@comune.montecchio-maggiore.vi.it
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Ultimo aggiornamento: 4 marzo 2026, 17:47